Eklat bei «Fare per Fermare il Declino»

Dieser Post wurde zuletzt geändert am 23. Februar 2013, 12.30 Uhr.
Für sämtliche Änderungen vgl. Updates.

Gestern kam es bei der noch jungen, liberalen Partei «Fare per Fermare il Declino», die bereits Gegenstand des Posts vom 13. Februar und des Posts vom 17. Februar 2013 gewesen ist, zum Eklat.

Luigi Zingales, Robert C. McCormack Professor of Entrepreneurship and Finance an der University of Chicago und einer der Mitgründer von «Fare per Fermare il Declino», verlässt die Partei nachdem deren Spitzenkandidat, Oscar Giannino, nach einem Interview mit der italienischen Zeitung La Repubblica der Lüge bezüglich seiner akademischen Meriten überführt worden war.

In einem ausführlichen Post auf Facebook legt Zingales {2013} dar, weshalb er «Fare per Fermare il Declino» mit grossem Bedauern verlasse und dass sein Rücktritt nicht als Ausdruck eines Zewürfnis’ über die inhaltliche oder strategische Ausrichtung der Partei missverstanden werden dürfe. Vielmehr, betont Zingales {2013}, zerstöre ein Spitzenkandidat, der bezüglich seiner akademischen Meriten unehrlich sei, jegliche Glaubwürdigkeit einer Partei, die sich Ehrlichkeit, Transparenz und die Rückkehr der Meritokratie auf die Fahne geschrieben habe.

Er werde aber, schliesst  Zingales {2013}, weiterhin «Fare per Fermare il Declino» wählen, wenn auch mit «zugehaltener Nase» und als das geringste Übel.

Im Original lautet das Statement von Zingales {2013} wie folgt:

E’ con una disperazione profonda che ho rassegnato le mie dimissioni da Fare per Fermare il Declino. Dopo aver avvisato i vertici ieri, lo faccio oggi in modo pubblico, perché ho trascinato molte persone in questo movimento e mi sento in dovere di spiegare loro le ragioni della mia scelta. Io credo nella trasparenza, anche in queste scelte.
Non mi dimetto certo perché sono in disaccordo con le proposte di Fare. Sono fiero della campagna elettorale che è stata fatta e ringrazio Oscar Giannino, Michele Boldrin, e tutti quanti per l’enorme sforzo che vi hanno dedicato. Credo fermamente nelle idee che abbiamo portato avanti insieme. Ma ho sempre pensato che anche le idee più sane abbiano bisogno di gambe sane. Finora, con tutte le difficoltà e tutti gli errori di un movimento nato in fretta, Fare aveva realizzato un piccolo miracolo, selezionando per lo più liste di persone brave e pulite. Grazie alla difficoltà della battaglia solitaria, gli arrivisti si erano concentrati principalmente altrove.
Ma scegliere persone brave non basta. Per cambiare l’Italia c’è bisogno anche di rigore nel metodo: onestà, trasparenza, ed accountability, che significa che tutti, a qualsiasi livello, devono rendere conto agli altri del proprio operato. Purtroppo negli ultimi giorni mi sono reso conto che questi tre principi non sempre si applicano al vertice di Fare. Dopo aver provato, per quattro giorni, a fare di tutto per cambiare le cose, non mi resta che una via di uscita: dimettermi.

I fatti sono i seguenti. Quattro giorni fa, per caso, ho scoperto che Oscar Giannino ha mentito in televisione sulle sue credenziali accademiche, dichiarando di avere un Master alla mia università
(http://tinyurl.com/bksptrf) anche se non era vero. Anche la sua biografia presso l’Istituto Bruno Leoni ora prontamente rimossa (http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?Codice=0000002280&level1=2165&nome=Oscar+Giannino ) riportava credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false. Questo è un fatto grave, soprattutto per un partito che predica la meritocrazia, la trasparenza, e l’onestà. Ciononostante, il fatto per me ancora più grave è come questo brutto episodio è stato gestito. In una organizzazione che predica meritocrazia, trasparenza, ed onestà, la prima reazione avrebbe dovuta essere una spiegazione di Giannino ai dirigenti del partito, seguita da un chiarimento al pubblico. Invece Oscar si è rifiutato, nonostante io glielo abbia chiesto in ginocchio.
In un’Italia in cui ogni giorno un amministratore delegato o un politico finiscono in galera per corruzione, una bugia in televisione può sembrare un errore veniale. Per me non lo è: rompe il rapporto fiduciario tra cittadini e rappresentanti politici. Gli italiani sono alla disperata ricerca di leader politici di cui potersi fidare. Ma come possono fidarsi di un candidato leader che mente sulle proprie credenziali accademiche? In aggiunta, tollerare queste falsità mina alla base la credibilità di un movimento. Nessuna organizzazione e nessun partito possono essere completamente esenti dal rischio di disonestà e corruzione. L’unico modo per proteggersi è una politica di tolleranza zero che cominci fin dai vertici. In questo caso, purtroppo, Fare ha fallito.
Per fortuna Fare non è solo Oscar Giannino. Ci sono decine di migliaia di attivisti fantastici che stanno lavorando sodo per cambiare l’Italia. Il mio cuore è con loro. Fare rimane la proposta politica migliore in questo momento molto difficile. Per questo voterò Fare. Ma, lo farò turandomi il naso, come il meno peggio, non con la passione con cui finora avevo abbracciato questo progetto.
Mi auguro che dopo le elezioni Fare si trasformi, come promesso, in un partito democratico, in cui tutti, a cominciare dal leader, siano accountable delle loro azioni e ci sia tolleranza zero per certi atteggiamenti. Solo così Fare potrà evitare di degenerare nel solito marciume politico italiano. Anche la Lega e Forza Italia erano cominciate con grandi ideali: guardate come sono finite. Speriamo che a Fare non tocchi la stessa sorte.

Oscar Giannino {2013} verteidigt sich auf Facebook, dass es sich bei der Angelegenheit um ein bedauerliches Missverständnis handle; er habe nie einen Masterlehrgang an der University of Chicago besucht, vielmehr sei er nach Chicago gegangen, um dort Englisch zu lernen.

Angesichts der Tatsache, dass – vor der gestrigen Änderung – auch der Lebenslauf auf der Website des Instituto Bruno Leoni den Anschein erweckte, dass Giannino über einen Masterabschluss an der University of Chicago verfüge, überzeugt Gianninos {2013} Verteidigung allerdings nur bedingt.

Oscar Giannino Senior Fellow Editorialista per Panorama, Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino. Direttore del sito www.chicago-blog.it e della rivista Capo Horn. Dal 29 giugno 2009 conduttore della trasmissione quotidiana La versione di Oscar su Radio24. È stato direttore di LiberoMercato da aprile 2007 a marzo 2009. In precedenza vicedirettore del quotidiano Finanza&Mercati, vicedirettore de Il Riformista, responsabile Economia e Finanza de Il Foglio, vicedirettore di Liberal settimanale, caporedattore di Liberal mensile (1995). È stato portavoce nazionale del Partito Repubblicano Italiano (1987-94), caporedattore e poi direttore de La voce repubblicana (1988), Segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana (1984-87), membro della Direzione Nazionale del Pri (1987-94). Oscar Giannino è laureato in giurisprudenza ed economia e ha conseguito il diploma in Corporate Finance e Public Finance presso la University of Chicago Booth School of Business. Ha pubblicato saggi in: La politica estera della Dc (Ed. della Voce,1982), I repubblicani e l’altra Italia (Ed. Giustizia e libertà, 1987), L’Europa delle culture (Ed. Liberal libri 1996), Sicurezza: le nuove frontiere (Franco Angeli, 2005), Contro le tasse (Mondadori 2007), Il rebus Marchionne (Libero ed., 2008).

Cache des Lebenslaufs von Oscar Giannino auf der Website des Instituto Bruno Leoni vor der Änderung des 18. Februar 2013 {Quelle: Italia2013}

Nachdem sich herausgestellt hatte, dass im Lebenslauf nicht nur der Masterabschluss an der University of Chicago, sondern auch zwei Doktortitel erfunden waren, gab Giannino schliesslich am 20. Februar 2013 seinen Rücktritt als Parteivorsitzender bekannt; Nachfolgerin wird die 36-jährige Anwältin und bisherige Wahlkampfkoordinatorin Silvia Enrico {Fare per Fermare il Declino 2013, Mumelter 2013}. Ein Rückzug der Kandidatur war so kurz vor der Wahl aus administrativen Gründen nicht mehr möglich; Giannino kündigte an, im Falle einer Wahl seinen Sitz der Partei zur Verfügung zu stellen.*

Auch wenn Giannino mit seinen erfundenen akademischen Meriten der Partei einen Bärendienst geleistet hat, bleibt dennoch zu hoffen, dass die Italiener dem Beispiel Zingales’ folgen und ebenfalls mit «zugehaltener Nase» «Fare per Fermare il Declino» wählen. Denn eines ist sicher: «Fare per Fermare il Declino» ist und bleibt die einzige Partei in Italien, welche die strukturellen Probleme des Landes tatsächlich angehen will.

Update

* Absatz eingefügt am 23. Februar 2013, 12.30 Uhr.

Quellenverzeichnis

Fare per Fermare il Declino (2013). Fare: Giannino dimesso dalla Presidenza. Silvia Enrico Coordinatrice Nazionale. Abgerufen am 23. Februar 2013 von http://www.fermareildeclino.it/stampa/fare-giannino-dimesso-dalla-presidenza-silvia-enrico-coordinatrice-nazionale.

Giannino, O. (2013). La mia risposta a Luigi Zingales. Abgerufen am 19. Februar 2013 von https://www.facebook.com/pages/Oscar-Giannino/11147196961.

Mumelter, G. (2013). Oscar Giannino: Über den eigenen Lebenslauf gestolpert. Der Standard. Abgerufen am 23. Februar 2013 von http://derstandard.at/1361240739083/Oscar-Giannino-Ueber-den-eigenen-Lebenslauf-gestolpert.

Zingales, L. (2013). Mie dimissioni da Fare per Fermare il Declino. Abgerufen am 19. Februar 2013 von https://www.facebook.com/luigi.zingales.

Erlesene Links vom 17. Februar 2013

Unter «erlesene Links» sammelt und verlinkt das kritikasterblog lesenswerte Beiträge aller Art. Heute mit Luigi Zingales über «A Capitalism for the People: Recapturing the Lost Genius of American Prosperity».

Luigi Zingales über «A Capitalism for the People: Recapturing the Lost Genius of American Prosperity»

Luigi Zingales, Robert C. McCormack Professor of Entrepreneurship and Finance an der University of Chicago und einer der Mitgründer der italienischen Partei «Fare per Fermare il Declino», sprach am 21. Juni 2012 in einer public lecture an der LSE über sein Buch «A Capitalism for the People: Recapturing the Lost Genius of American Prosperity» (Reviews im Economist, in der Financial Times und auf Marginal Revolution). In der Vorlesung wie auch im Buch übt Zingales harsche Kritik am heute vorherrschenden System des crony capitalism und der zunehmenden «Italianisierung» der USA. Zingales‘ Lösungsvorschläge zeigen, in welche Richtung «Fare per Fermare il Declino» Italien verändern möchte (vgl. hierzu mein Post vom 13. Februar 2013). Gemäss den letzten Umfragen sieht es aber nicht danach aus, als ob «Fare per Fermare il Declino» ihr Programm in der nächsten Legislaturperiode verwirklichen könnte: mit landesweit 1.4 bzw. 1.7 % wird «Fare per Fermare il Declino» trotz eines Aufwärtstrends voraussichtlich an der 4-Prozent-Hürde scheitern.

Ein übersehenes Experiment im italienischen Wahlkampf: «Fare per Fermare il Declino»

Dieser Post wurde zuletzt geändert am 13. Februar 2013, 20.15 Uhr.
Für sämtliche Änderungen vgl. Updates.

Im Schatten der mit wohligem Schauern an die Wand gemalten Rückkehr Berlusconis und dem stetigen Aufstieg des «Movimente 5 Stelle» des Kabarettisten Bepe Grillo entwickelt sich im italienischen Wahlkampf ein bemerkenswertes politisches Experiment, das – mit Ausnahme von Telepolis und der Welt – bis anhin in sämtlichen (deutschsprachigen) Berichten übersehen worden ist: Mit «Fare per Fermare il Declino» etabliert sich im notorisch anti-liberalen Italien eine liberale Partei. Im Sommer 2012 von – in der Mehrheit im Ausland lebenden – Akademikern und Journalisten gegründet, versucht «Fare per Fermare il Declino» mit einem fast ausschliesslich in den sozialen Netzwerken (Facebook, Twitter, Google+ und YouTube) stattfindenden Wahlkampf ihre liberale Botschaft an den Wähler zu bringen.

Das 10-Punkte Programm von «Fare per Fermare il Declino»

Le 10 Proposte: 1. fermare il debito, 2. fermare la spesa, 3. fermare le tasse, 4. concorrenza, 5. sussidio di disoccupazione e formazione per tutti, 6. fermare la corruzione, 7. giustizia veloce, 8. giovani e donne, 9. scuola del merito, 20 federalismo trasparente

Das 10-Punkte Programm von «Fare per Fermare il Declino» {Quelle: Fare per Fermare il Declino 2013a}

Im zehn Punkte umfassenden Wahlprogramm fordert «Fare per Fermare il Declino» die Reduktion der Schuldenlast um 20 Prozentpunkte von heute rund 120 % des BIP auf weniger als 100 % des BIP, die Reduktion der Ausgaben der öffentlichen Hand um mindestens 6 % des BIP, die Reduktion der Steuerlast um mindestens 5 %, weitgehende Liberalisierungs- und Privatisierungsschritte, die Reform der Arbeitslosenversicherung, die Eindämmung der Korruption, die Stärkung der Unabhängigkeit und der Effizienz der Gerichte, die Reform des (universitären) Bildungswesens und die Einführung eines wirksamen Föderalismus {Fare per Fermare il Declino 2013a}.

Schweigen zu nicht-wirtschaftlichen Themen

Wordle: Manifestos in Italian General Elections 2013 -- Fare per Fermare il Declino

Wordle aus dem 10-Punkte Programm von «Fare per Fermare il Declino» {Quelle: Wordle}

Die mit Wordle aus dem Wahlprogramm erzeugte Wortwolke zeigt aber auch, welche Themen von «Fare per Fermare il Declino» bisher nicht diskutiert worden sind. So finden sich im Wahlprogramm keine Forderungen betreffend anderer liberaler Themen wie Trennung von Kirche und Staat, Gleichstellung von gleichgeschlechtlichen Paaren, Immigrationspolitik, Legalisierung von Drogen etc. In den Foren wurde das Schweigen zu nicht-wirtschaftlichen Themen damit verteidigt, dass diese kontroversen Themen von den etablierten Parteien als «Massenablenkungswaffen» eingesetzt würden, um die Wählerschaft von der Diskussion der – ungleich drängenderen – ökonomischen Missständen abzuhalten {Fare per Fermare il Declino 2013b}.

Zu diesem Thema hat sich auch Oscar Giannino, Spitzenkandidat für «Fare per Fermare il Declino», im folgenden Video geäussert:*

Diese – streitbare – Argumentationslinie verfängt aber insbesondere bei der Erklärung des Schweigens zu europapolitischen Fragen nicht mehr, da die Entwicklungen innerhalb der EU unmittelbar mit den wirtschaftlichen Missständen in Italien verbunden sind. Zudem steht die zukünftige Bedeutung der EU im Zentrum der Kampagnen Berlusconis und Grillos.

Rechercheanleitung

Einer Recherche sollte nun nichts mehr im Wege stehen: Als Aufhänger kann das Phänomen dienen, dass sich im anti-liberalen Italien eine liberale Partei formiert hat; für Schweizer Medien ergibt sich zudem ein unmittelbarer Anknüpfungspunkt, da sich die Föderalismus-Vision von «Fare per Fermare il Declino» explizit auf das schweizerische Vorbild bezieht {Forti 2012}. In einem Post auf noiseFromAmerika – einem «Fare per Fermare il Declino» nahestehenden Blog – steht zudem eine ausführliche Zusammenfassung der Entstehungsgeschichte und der Motivation von «Fare per Fermare il Declino» zur Verfügung, aus dem sich einige Absätze zum Hintergrund extrahieren lassen. Im Wahlkampf sollte es nicht schwierig sein, geeignete Interviewpartner zu finden, mit denen man dann auch das Schweigen zu nicht-wirtschaftlichen Themen in einigen hardball questions diskutieren könnte. Journalistenherz, was willst du mehr?

Update

* Absatz und Video eingefügt am 13. Februar 2013, 20.15 Uhr.

Quellenverzeichnis

Fare per Fermare il Declino (2013b). Forum: Temi etici e diritti civili. Abgerufen am 12. Februar 2013 von http://www.fermareildeclino.it/forum/topic/temi-etici-e-diritti-civili.

Fare per Fermare il Declino (2013a). 10 interventi per la crescita. Abgerufen am 12. Februar 2013 von http://www.fermareildeclino.it/10proposte.

Forti, F. (2012). Federalismo fiscale: lezioni dalla Svizzera. Abgerufen am 12. Februar 2013 von http://noisefromamerika.org/articolo/federalismo-fiscale-lezioni-svizzera.

Erlesene Links vom 24. Januar 2013

Unter «erlesene Links» sammelt und verlinkt das kritikasterblog lesenswerte Beiträge aller Art. Heute mit dem Dokumentarfilm «Better This World» (2011).

«Better This World» (2011)

{via Techdirt} «Better This World» ist ein mehrfach ausgezeichneter US-amerikanischer Dokumentarfilm aus dem Jahre 2011, der sich mit dem militarisierten Polizeistaat, dem exzessiven Einsatz von V-Leuten und den perversen Anreizen des plea bargaining auseinandersetzt – aus schweizerischer Perspektive ist insbesondere letzteres aufschlussreich, da mit dem Inkrafttreten der Schweizerischen Strafprozessordnung (StPO) am 1. Januar 2011 in Art. 358 ff. StPO schweizweit das umstrittene «abgekürzte Verfahren» worden ist, das Deals zwischen der beschuldigten Partei und der Staatsanwaltschaft zulässt.

Eine Kurzrezension der Washington Post fasste «Better This World» wie folgt zusammen:

[A] riveting portrait of activists who sought to disrupt the 2008 Republican National Convention but whose lives were changed forever when one of their cohorts turned out to be an FBI informant. Structured like a taut thriller, ‹Better This World› delivers a chilling depiction of loyalty, naivete, political zealotry and the post-9/11 security state […].

Der offizielle Trailer zu «Better This World»:

Erlesene Links vom 12. Januar 2013

Unter «erlesene Links» sammelt und verlinkt das kritikasterblog lesenswerte Beiträge aller Art. Heute mit Matt Taibbi zum lügenumrankten Narrativ der erfolgreichen bailouts.

Matt Taibbi über die «Secrets and Lies of the Bailout»

Via Fefe, der richtigerweise warnt, dass das Lesen des Artikels schlechte Laune verursachen kann. Aus dem Teaser:

The federal rescue of Wall Street didn’t fix the economy – it created a permanent bailout state based on a Ponzi-like confidence scheme. And the worst may be yet to come.

Erlesene Links vom 9. Januar 2013

Unter «erlesene Links» sammelt und verlinkt das kritikasterblog lesenswerte Beiträge aller Art. Heute mit Dieter Meyeer (alias «egghat») zur eidgenössischen Volksinitiative «gegen die Abzockerei».

Dieter Meyeer (alias «egghat») zur eidgenössischen Volksinitiative «gegen die Abzockerei»

Auf «Die wunderbare Welt der Wirtschaft!» hat Dieter Meyeer alias «egghat» – seines Zeichens «Goldener Blogger 2012 in der Kategorie Wirtschaft- und Finanzen-Blog» – eine lesenswerte und unaufgeregte Übersicht und Einschätzung über die 24 Forderungen der eidgenössischen Volksinitiative «gegen die Abzockerei» veröffentlicht.

Des indirekten Gegenvorschlages hat sich Meyeer noch nicht angenommen.

Gut gemeint ist das Gegenteil von gut gemacht: das Wegwerf-Plastiksackverbot

Mit einem Meisterstück der Symbolpolitik rettet die Schweiz die Welt wieder einmal vor dem sicheren Untergang. Am 13. Dezember 2012 hat nach dem Nationalrat auch der Ständerat der Motion 10.3850 von Nationalrat Dominique de Buman (CVP/FR) zugestimmt und dadurch den Bundesrat beauftragt, die Abgabe von Wegwerf-Plastiksäcken zu verbieten {Curia Vista 2013}. Dass es sich bei dieser Motion, um Symbolpolitik handelt, zeigt Motionär de Buman selbst, indem er in seiner Begründung anführt:

Auch wenn die Schweiz nicht mit denselben Problemen zu kämpfen hat wie die Länder des Südens, sollte sie bei der Umsetzung der 3R-Politik (‹reduce, reuse, recycle›, also: vermindern, wiederverwenden, rezyklieren) mit gutem Beispiel vorangehen. […] Es muss ein Zeichen gegen die Ressourcenverschwendung gesetzt werden. – {Curia Vista 2013}

Wir halten also fest: Obwohl in der Schweiz dank dem gut funktionierenden Entsorgungs- und Recyclingsystem bezüglich Wegwerf-Plastiksäcke kein Problemdruck besteht {Kommission für Umwelt, Raumplanung und Energie des Ständerates 2012}, sollen diese Plastiksäcke verboten werden, damit die betroffenen «Länder des Südens» – ergriffen von der symbolischen Strahlkraft des Schweizer Wegwerf-Plastiksackverbotes – sich ebenfalls dieses Problems1 annehmen und eine mindestens ebenso effiziente Entsorgungs- und Recyclinginfrastruktur aufbauen. Die Absurdität des Vorstosses wird nur noch durch dessen Unverhältnismässigkeit übertroffen da (1) die 3000 Tonnen an Plastiksäcken nur knapp einem halben Prozent des jährlichen Verbrauchs von rund 850.000 Tonnen Kunststoffen in der Schweiz entsprechen, (2) sich durch den Einsatz von soliden, langlebigen Tragtaschen und durch die Wiederverwendung von Kunststoffsäcken lediglich noch einige Hundert Tonnen an Kunststoffen einsparen lassen und (3) die Ökobilanz der als Alternativen in Frage kommenden Säcke sogar noch schlechter ist {Kommission für Umwelt, Raumplanung und Energie des Ständerates 2012}.

Dank Tyler Cowens {2013} «assorted links» bin ich zudem auf eine Studie von Klick und Wright {2012} gestossen, die auf einen in der politischen Debatte nicht diskutierten Aspekt eingeht. Aus dem Abstract der Studie:

Recently, many jurisdictions have implemented bans or imposed taxes upon plastic grocery bags on environmental grounds. San Francisco County was the first major US jurisdiction to enact such a regulation, implementing a ban in 2007. There is evidence, however, that reusable grocery bags, a common substitute for plastic bags, contain potentially harmful bacteria. We examine emergency room [ER] admissions related to these bacteria in the wake of the San Francisco ban. We find that ER visits spiked when the ban went into effect. Relative to other counties, ER admissions increase by at least one fourth, and deaths exhibit a similar increase. – {Klick und Wright 2012}

In ihrer Studie fassen Klick und Wright {2012} auch die Ergebnisse von Williams et al. {2011} zusammen:

Williams et al. {2011} randomly selected reusable grocery bags from consumers in grocery stores in Arizona and California. They examined the bags, finding coliform bacteria in 51 percent of the bags tested. Coliform bacteria were more prevalent in the California bags, especially those collected in the Los Angeles area. E. coli was found in 8 percent of the bags examined. The study also found that most people did not use separate bags for meats and vegetables. Further, 97 percent of individuals indicated they never washed their reusable grocery bags. Bacteria appeared to grow at a faster rate if the bags were stored in car trunks. This study suggests there may be large risks associated with using reusable grocery bags, though it does imply that fastidiously washing bags can virtually eliminate the risks. However, the survey results suggest that virtually no one washes these bags. This study highlights the risk of cross contamination involved with the use of these bags and the general tendency of their users not to clean them. Thus, it is possible that banning plastic grocery bags can lead to public health problems, as individuals substitute to reusable bags. – {Klick und Wright 2012, 6}

Mit dem Wegwerf-Plastiksackverbot bekämpft der Bundesgesetzgeber ein Scheinproblem mit einer Scheinlösung, die zudem voraussichtlich neue – tatsächliche – Probleme schafft. Aber immerhin zeigt das Plastiksackverbot wieder einmal das Grundproblem der Symbolpolitik: Gut gemeint ist das Gegenteil von gut gemacht.

Fussnoten

1 Selbstverständlich ist die Verschmutzung – insbesondere der Weltmeere – durch Plastikabfälle ein brennendes Problem wie etwa der Great Pacific Garbage Patch nachdrücklich zeigt. Nur trägt ein Wegwerf-Plastiksackverbot eines Binnenlandes wie der Schweiz nicht zur signifikanten Reduktion bei. Hätte man sich dieses Problems nicht nur symbolisch annehmen wollen, hätte man den betroffenen Ländern moderne Kehrichtverbrennungsanlagen hinstellen müssen, damit diese die Plastiksäcke nicht mehr auf offenen Deponien entsorgen, von wo sie der Wind in die Gewässer trägt – für die Gewissensberuhigung wären derartige Massnahmen aber wohl zu teuer gewesen.

Quellenverzeichnis

Cowen, T. (2013). Assorted Links. Abgerufen am 8. Januar 2013 von http://marginalrevolution.com/marginalrevolution/2013/01/assorted-links-666.html.

Curia Vista. (2013). 10.3850 – Motion Stopp der Verschmutzung durch Wegwerf-Plastiksäcke. Abgerufen am 8. Januar 2013 von http://www.parlament.ch/d/suche/seiten/geschaefte.aspx?gesch_id=20103850.

Klick, J. und Wright, J. D. (2012). Grocery Bag Bans and Foodborne Illness. Abgerufen am 8. Januar 2013 von http://ssrn.com/abstract=2196481.

Kommission für Umwelt Raumplanung und Energie des Ständerates. (2012). 10.3850 – Motion Stopp der Verschmutzung durch Wegwerf-Plastiksäcke: Bericht der Kommission für Umwelt, Raumplanung und Energie vom 8. November 2012. Abgerufen am 8. Januar 2013 von http://www.parlament.ch/afs/data/d/bericht/2010/d_bericht_s_k20_0_20103850_0_20121108.htm.

Williams, D. L., Gerba, C. P., Maxwell, S. und Sinclair, R. G. (2011). Assessment of the Potential for Cross-contamination of Food Products by Reusable Shopping Bags. Food Protection Trends, 31(8), S. 508–513 Abgerufen am 8. Januar 2013 von http://www.foodprotection.org/publications/food-protection-trends/article-archive/2011-08assessment-of-the-potential-for-cross-contamination-of-food-products-by-reusable-shopping-bag/.